Game of Thrones Season 1

“Al gioco del trono o si vince o si muore.                                                                              Non c’è una terza possibilità.”

Cercei Lannister

Ho conosciuto Game of Thrones grazie a una mia cara amica: sapendo del mio debole per i fantasy, mi ha regalato i primi due libri della saga A Song of Ice and Fire. Ho letteralmente divorato i volumi e mi sono procurata anche i restanti tre. Una storia incompleta ma immensa. Qui si va oltre ogni genere letterario che io abbia mai letto prima e ormai ero a tutti gli effetti una cittadina di Westeros.

Poco tempo dopo ecco che arriva la serie tv: sono sincera ho storto il naso. I personaggi erano tanti e meravigliosi, i fatti narrati semplicemente perfetti, sarebbe stato arduo soddisfare le mie aspettative. E invece sono andati oltre. Stagione dopo stagione attori, costumi e ambientazioni sono stati una piacevole rivelazione.

La prima stagione inizia forte, fortissimo: si mette subito in chiaro che la morte è un elemento predominante della trama, ci vengono presentati i White Walkers, una specie di zombie, spietati e dalla decapitazione facile. Poi la sigla.

Due minuti di puro incanto grafico e musicale: accompagnati da note musicali in crescendo, si costruiscono sullo schermo i vari luoghi che andremo ad esplorare, baluardi delle varie casate. Si inizia a entrare nelle terre di Westeros ed Essos dove si ambienteranno le vicissitudini dei vari protagonisti.

I soggetti che ci vengono presentati sono tanti e tutti correlati: la storia si snoda parecchio scorrevole, non priva di colpi di scena e soprattutto salta all’occhio una cosa fondamentale, non ci troviamo davanti al classico plot in cui il buono vince sempre, anzi. Sono proprio gli arroganti, rappresentati dai potenti, che hanno la meglio, ed è proprio li che è iniziata la mia personalissima introspezione. Game of Thrones ti mette davanti a dei sentimenti che tu ignoravi o che semplicemente tenevi nascosti in un angolino della mente e del cuore. Cos’è il bene e cos’è il male? Cos’è giusto e cos’è sbagliato? Cosa vuol dire essere cattivo o buono? Tutto questo soltanto durante la prima stagione. Dieci puntate che corrono veloci come il vento.

Basti pensare che vieni catapultato nella famiglia Lannister, composta da Tyrion che è un nano e da Cersei e Jaimeche sono due gemelli. Proprio quest’ultimi sono i mattatori di una passione incestuosa che ha addirittura fruttato tre figli; chiaramente tutto questo è taciuto al marito di lei, niente meno che il Re e al resto del mondo ed è proprio quando si viene a scoprire che inizia questa novella, con Bran di casa Stark, un bambino di dieci anni, che viene buttato da una torre dal buon Jaime, per aver colto i suddetti gemelli in flagranza di reato. Cosa sono io per giudicare l’amore?

Casa Stark. Il capofamiglia è Ned: un uomo di grande onore, orgoglioso e a tratti duro. Protegge e cresce la discendenza con dignità. Cerca di essere sempre onesto. La parola data è sacra, il rispetto delle regole e delle tradizioni lo è altrettanto. Chi se non lui poteva scoprire il misfatto di casa Lannister? Per quanto, esso stesso ha un segreto considerevole: riporta dalla guerra un figlio bastardo, Jon Snow. Sarà la ricerca del giusto che lo porterà alla morte. Sì perché anche colui che sembra l’assoluto eroe, trapassa e durante un colpo di scena epocale. Chi sono io per dire che lui era nel giusto?

Certo è stato l’unico a ribellarsi alla decisione del Re di uccidere un antagonista ritenuta pericolosa, in esilio al di là del mare, una ragazzina di quattordici anni: Daenerys Targaryen. Piccola ma l’unica a portare la discendenza del sangue di drago, il nome della più magnifica famiglia di Westeros. Famiglia che però è anche baciata dalla pazzia, che ha portato il padre, detto il Re folle appunto, a soccombere. Per trovare un esercito in grado di restituire ai Targaryen il trono usurpato, viene data in sposa a Khal Drogo, feroce combattente del popolo Dothraki. La loro relazione inizia con uno stupro che si ripete ogni giorno. Dany decide di cambiare il mondo iniziando da suo marito, insegnandogli ad amare. Poi interviene su quello che ormai considera il suo popolo, decidendo di educare al rispetto un clan di selvaggi come i Dothraki. Quando crede di essere dalla parte dei buoni, una donna che lei pensa di aver salvato dalla schiavitù, ribalta tutti i suoi piani e propositi, ed ecco che davanti la pira funeraria del suo amato, Daenerys diventa una vera Regina, dichiarando di proteggere la sua gente e di far perire urlando chiunque si metterà sulla sua strada. Porta con sé nel fuoco le tre uova di drago, regalatele il giorno delle nozze, simbolo della sua casata. Non brucia ma rinasce dalle fiamme, con tre figli o meglio tre draghi. Realizza quello che ormai tutti credevano impossibile da tempo, riporta alla vita quelle bestie ancestrali ritenute scomparse per sempre. Come posso essere così sicura di sapere cosa è buono o cosa è cattivo?

Queste sono alcune domande che mi sono posta addentrandomi in questo racconto.

Ciò che può sembrare marcio e inopportuno ti viene messo davanti, in maniera cruda. Bisogna partire dal presupposto che tutto è giusto e allo stesso tempo sbagliato! Lasciate da parte i pregiudizi e vivete al massimo ogni singola sfumatura della narrazione. Emozionatevi ma non affezionatevi, godete delle piccole rivincite. Ogni personalità rappresenta una parte di voi, liberatela!

Game of Thrones è per molti ma non per tutti. Buona visione.

Winter is coming

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Game of Thrones – Season 1

“When you play the Game of Thrones you win or you die.                                       There’s no middle ground.”

Cersei Lannister

I met Game of Thrones thanks to a dear friend: knowing about my soft spot for the fantasy, she gave me the first two books of A Song of Ice and Fire saga. I literally consumed the volumes and I bought the remaining three. An incomplete but immense story. It goes beyond any literary genre I have ever read before and I was already a fully-fledged Westeros citizen.

Shortly after, here it comes the tv series: I’m honest I turned up my nose. The characters were a lot and wonderful, the events told simply perfect, it would be difficult to satisfy my expectations. And they went beyond. Season after season actors, costumes and settings were a pleasant revelation.

Season one starts strong, very strong: it’s clear that the death is a prevalent element of the plot, they show us the White Walkers, some kind of zombie, cruel and easy at beheading. Then the theme song.

Two minutes of pure musical and graphic charm: going with musical notes in crescendo, on the screen we see building the places we’re going to explore, bulwarks of the houses. We start entering in the land of Westeros and Essos where will take place the adventures of the main characters.

There are a lot of individuals and all related to each other: the story winds quite a lot fluid, not without a dramatic turn of events and above all you discover a basic thing, we’re not in front of the classic plot where the good always wins. The arrogant, represented by the powerful, prevail and is when my self-examination started. Game of Thrones puts you opposite to some feelings you were ignoring or that you simply kept hidden in a corner of your mind and your heart. What is good and what is bad? What is right and what is wrong? What does it mean to be evil or good? All of this only during the first season. Ten episodes running fast like the wind.

Just think about being throw in the Lannister’s family, consisting of Tyrion a dwarf, Cersei and Jaime twins. This two have an incestuous passion that has even given birth to three children; all of this is clearly concealed to her husband, no less the Kingand to the rest of the world and exactly when it comes out the narrative begins, with Bran of house Stark, a ten years old child, tossed from a tower by Jaime, because he caught in the act the above-mentioned twins. Who am I to judge love?

House Stark. The head of the household is Ned: a man of great honor, proud and even though sometimes. He protects and raises his lineage with dignity. He always tries to be honest. His word is sacred as the traditions. Who else but him would find out house Lannister’s misdeed? Insofar, he has a remarkable secret: he brings back from the war a bastard son, Jon Snow. Searching for the right will bring him to death. Yes because even the one looking like the absolute hero, dies and during a historic turning point. Who am I to say he was right?

Of course, it was the only one to rebel the King’s decision to murder a rival hold to be truly dangerous, banished beyond the sea, a fourteen years old girl:  Daenerys Targaryen. Young but the only one carrying the progeny of the blood of the dragon, the name of the most extraordinary Westeros’ family. A family kissed by madness though, that brought her father, known as the Mad King indeed, to death. To find an army to take back the Targaryen’s usurped throne, she is wed to Khal Drogo, ferocious warrior of the Dothraki’s people. Their relationship starts with a rape that is repeated every day. Dany affects to change the world starting with her husband, teaching him how to love. Then she decides to educate the people she considers her own by now, raising a clan of savages like the Dothraki to respect. When she believes to be on the right side, a woman that she thought to have saved from slavery, overturns all her plans and purposes, and there in front of the funeral pyre of her beloved, Daenerys turns into a Queen, claiming to protect her people and to make anyone standing in her way to succumb screaming. She brings with her in the fire three dragon eggsa present from the wedding, the emblem of her house. She doesn’t burn but she reborn from the flames, with three children or rather three dragons. She realizes at this point something ,  everybody thought impossible for a long time, she brings back to life those ancestral beasts deem to be miss for ever. How can I be so sure to know what’s good and what’s evil?

These are some of the questions that I asked myself entering this tale.

What may seem to be corrupt or inappropriate is put before you, in a rough way. You have to assume that everything is right and wrong at the same time! Abandon your prejudices and live to the fullest every single shade of the narration. Be touched but don’t grow close, enjoy the little revenge. Every personality represents a part of us, let it go!

Game of Thrones is for many but not for all. Enjoy the show.

Winter is coming

 

 

 

 

 

 

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Home is where your heart is

“London calls me a stranger, a traveler, this is now my home, my home”

The City – Ed Sheeran

Scrivere di una città che non vedi da venti anni non è assolutamente facile. Figuriamoci se poi in quella città ci hai lasciato un sogno: uno grande, quello della tua vita. Pensavo che tornarci sarebbe stata un assoluta sofferenza ma mi sono ricreduta: tirando le somme durante il viaggio di ritorno, mi sono resa conto che al mio passato non ci ho proprio pensato e me la sono vissuta in maniera completamente differente da come avevo immaginato.

D’altronde bramavo questo viaggio da troppo tempo per rovinarlo con i rimpianti! Ho capito che un posto può essere casa tua anche se non lo vivi appieno ogni giorno: “Home is where your heart is” (“Casa è, dov’è il tuo cuore”). Ecco spiegato il tutto.

Londra. Basta nominarla e quasi sistematicamente, gli occhi si fanno grandi e incantati, la bocca si schiude in un sospiro. Questa città ti innamora, ti ingloba. Lasci sempre una parte di te in una panchina, una piazza, un museo o un palazzo reale. Ti resta dentro proprio l’odore, la luce di questa metropoli a tratti frenetica e a tratti quieta. Sembra quasi surreale. Attraversi un parco nel totale relax accompagnata solo dal cinguettio della fauna locale e ti ritrovi nel bel mezzo del cuore pulsante di questa capitale con motori rombanti e clacson impazienti.

Londra. Sempre uguale eppure così diversa. Ne è passato di tempo, tuttavia ho ritrovato le famose cabine telefoniche rosse. I taxi neri e gli autobus a due piani. Quello scusarsi quasi ossessivo con tutti e quel ringraziare pronto e sincero, quanto mi piace questo aspetto degli Inglesi, la trovo una forma di riguardo per l’altro veramente lodevole! Le code incredibilmente ordinate: guai a non rispettarle! E poi il silenzio. Mi spiego meglio: si parla a bassa voce. Mi sono stupita di quanto sono chiassosa e di quanto, anche in un museo affollato come il Natural History Museum, le scolaresche in gita comunicassero in maniera pacata, quasi non li sentivo. La disponibilità a dare informazioni quasi disarmante: cartina o no, impossibile perderti troverai sempre qualcuno disposto a spiegarti la strada più breve. La considerazione delle regole è la base della perfetta macchina di civiltà che la fa sembrare così splendida.

Londra che per me è come una mamma.Mi accoglie, mi cura, mi inebria, mi da nuova forza. Mi mancava un pezzo e me lo sono andato a prendere dove lo avevo lasciato. Sembra assurdo o esagerato ma ho bisogno di tornarci e mi sono fatta la promessa di un salvadanaio da riempire, per andarci almeno una volta l’anno. Ci sono così tante cose ancora che devo far  vedere ai miei bimbi, che devo ancora vedere io! Mi viene in mente una frase di Lessing: “L’attesa del piacere è essa stessa il piacere”. Viverci sminuirebbe sicuramente l’anelito di rivederla e di godermela da straniera, per prendermi tutta l’accoglienza che solo lei sa riservarti. Verrebbe meno quell’amore viscerale che provo per lei, quel vuoto che però è piacevole perché sai che lo colmerai e tornerai rivitalizzata.

Onestamente confesso di avervi descritto il tutto attraverso gli occhi dell’amore, ma concedetemelo. Difetti io non li trovo, forse neanche mi va di cercarli. Quando si sceglie una dimora, la si reputa perfetta o almeno in linea con le proprie esigenze e passioni ed è quello che ho fatto io. Spero di essere riuscita a farvi respirare una boccata d’aria Londinese e avervi fatto venire voglia di salire sull’aereo e camminare per le strade della City. Io se volete vi accompagno!

Vanessa              

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Home is where your heart is

 

“London calls me a stranger, a traveler, this is now my home, my home”

The City – Ed Sheeran

Write about a city you don’t see for twenty years is not very easy. Imagine if in this city you left a dream: a big one, the one of your life. I thought that coming back would have been an absolute pain but I swing around: settling accounts during my way back, I realized that I never thought about my past and that I lived this trip in a completely different way from the one I imagined.

After all, I craved for this trip for a very long time to ruin it with regrets! I understood that you can consider a place home even if you don’t live its daily life: “Home is where your heart is”. That’s all.

London. Say the word and almost systematically, the eyes go bigger and enchanted, the mouth opens in a sigh. This city makes you fall in love, embraces you. You always leave a part of you on a bench, a square, a museum or a palace. The smell, the light of this metropolis alternately chaotic alternately quiet, remains inside you. It seems nearly surreal. You cross a park in total relax hanging around with the tweeting of the local fauna to find yourself in the middle of the beating heart of this capital with rumbling engines and anxious horns.

London. Always the same, yet so different. It’s been a while but I found again the most famous red telephone boxes. The black cabs and the Double-Decker. That apologize almost obsessive with everybody and that thank ready and sincere, how I love this English feature, it’s a very praiseworthy way to care of the others. The queues unbelievably neat: woe betide not respecting it! And then the silence. Let me explain better: they talk quietly. I was surprised about me being so noisy and how, even in a very crowded museum like The Natural History one, the schoolchildren in a class trip were talking in a calm way, I nearly couldn’t hear them. The availability to give information is almost charming: map or not, it’s impossible to get lost you’ll always find someone ready to explain the shortest way to go. Considering the rules is the basis of the perfect machine of civilization that makes London so perfect!

London is for me like a mother. She receives me, cures me, captives me, gives me new strength. I was missing a piece and I went back to take it where I left it. It might seem ridiculous or over the top but I need to come back and I made a promise to myself to do a piggy bank to fill up to go at least once a year. There are too many things I have to show to my children, that I have to see myself as well! I’m thinking about a quote by Lessing: “To await a pleasure is itself a pleasure”. To live there will probably lessen the longing to see her again and to enjoy her as a foreigner, to take all the hospitality that only her can allow you. I would not feel that visceral love I have for her, the hole that is however pleasant because you know you’ll fill it and you’ll come back revitalized.

I honestly confess to having described entirely through the eyes of love, but allow me, please! I can’t find any flows, maybe I don’t want to search for them. When you choose an abode, you consider it perfect or at least in line with your needs and passions and that’s what I’ve done. I hope I managed to get you some air of London and to make you want to flight on a plane and to walk in the street of the City. I can go with you, just ask!

Vanessa

Royal Wedding

 

Lo so. Se ne è parlato tanto, per alcuni forse, anche troppo. Il principe Harry (al secolo Henry Charles Albert David Mountbatten-Windsor) sposa l’attrice Meghan Markle. Uno degli eredi al trono brittanico (dico uno perchè è sesto in linea di successione) che sceglie una ragazza comune: americana di Los Angeles, ex modella e ormai anche ex attrice, questa è una storia veramente da favola! Per me incallita romantica sognatrice questo è l’apoteosi di ogni legame.

Mentre tutti analizzavano la famiglia di lei, il padre assente, la madre sola. Il protocollo, gli invitati, i vestiti, il violoncellista dai calzini colorati, Elton John e marito che si intrattenevano con i Beckham. La scelta infausta dell’abito di George Clooney, Oprah Winfrey, Serena Williams. La famiglia reale, il ritorno di Sarah Ferguson, i posti a sedere. Il castello di Windsor, il reverendo nero e l’omelia letta da l’i-pad, il coro gospel di Stand by me. La presenza di Lady Diana, in ogni fiore, in ogni parola. Le regole infrante, la Regina in verde acido e il posto vuoto davanti a lei, io pensavo a tutte altre cose: in primis ad Harry e Meghan. I due mi hanno commosso ed emozionato come neanche Will e Kate avevano fatto nella primavera del 2011.

Lui nella divisa dei Blues and Royals, era teso come una corda di violino. Lei splendida nel suo semplicissimo abito di Givenchy con un velo lungo 5 metri che rappresentava, con il ricamo del fiore nazionale di ognuno, i 53 paesi del Commonwealth. Poi la scena che mi ha fatto capitolare: lei arriva all’altare e lui gli sussurra “You are amazing. I’m shitting it” (“Sei stupenda. Io me la sto facendo addosso”). Sono impazzita davanti alla candida dimostrazione del batticuore di questo ragazzo. Gli occhi di lei erano in quelli di lui continuamente, mano nella mano. Sorrisi e sguardi complici. Poi le promesse. Quel “I will” (“Lo voglio”) pronunciato da Harry, ancor prima che l’Arcivescovo James Welby finisse di recitare la formula e le dita di entrambi che tremavano nello scambio delle fedi. Tutt’ora mi intenerisco!

Grazie a queste due anime promesse siamo tornate un pochino tutte alla nostra adolescenza: chi di voi non sognava un principe e delle nozze così? Io, spudoratamente, vi confesso di sì! E visto che ormai le mie speranze sono vane, lasciatemi almeno fare il tifo per il Duca e la Duchessa di Sussex! Questo evento mi ha dimostrato che le fiabe non sono solo fantasia, in loro vedo una tangibile prova che si palesano anche nella realtà. Hanno dimostrato che l’amore, quello vero, ti travolge e abbatte ogni ostacolo, pregiudizio e classe sociale. Sono ancora più innamorata della Royal Family e delle novelle sentimentali. Mi hanno dato speranza. Speranza che nel mondo sarà il bene a trionfare un giorno e non ci faremo più tanti problemi di reputazione e sistemi. Sua altezza reale la Duchessa Markle ha dato il via alla rivoluzione, in modo tacito ma deciso, trasgredendo la rigida etichetta reale e donandoci la fiducia che tutto è possibile! Come si può non perdonare il fatto, che durante l’annuncio del fidanzamento, non indossava le calze? D’altronde, se l’ha fatto la Regina, possiamo riuscirci anche noi!

Viva gli sposi!

Se avete perso la cerimonia o volete rivederla vi lascio il video intero a fine pagina.

Prendete un fazzoletto e godetevela!

 

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Royal Wedding

I know. They talked about it a lot, for some of you, maybe too much. Prince Harry (née Henry Charles Albert David Mountbatten-Windsor) marries the actress Meghan Markle. One of the heirs to the British throne ( I say one because he’s the sixth in the line of succession) that chooses a common girl: American born in Los Angles, ex-model and by now also ex-actress, this story is a real fairytale! For me confirmed romantic dreamer this is the exaltation of every relationship.

While everybody was analysing her family, the missing dad, the mother alone. The protocol, the guests, the dresses, the cellist with his coloured socks, Elton John and husband entertaining the Beckham. George Clooney that unhappily chooses the wrong dress, Oprah Winfrey, Serena Williams. The Royal Family, the revival of Sarah Ferguson, the seats. Windsor’s castle, the black Reverend, and the sermon read from the i-pad, the gospel choir of Stand by me. Lady Diana’s presence, in every flower, in every word. The broken rules, the Queen in lime green and the empty seat before her, I was thinking about everything else: first of all to Harry and Meghan. The two moved and excited me in a way that neither Will and Kate managed in the spring of 2011.

He, in the Blues and Royals uniform, was so nervous. She, wonderful in her very basic Givenchy’s dress with a 5 meters voile representing, with the embroidery of every national flower, the 53 Commonwealth’s Nations. Then the scene that made me succumb: as she joins him to the altar he whispers “You look amazing. I’m shitting it!”. I’ve gone crazy in front of the pure weakness of this boy. Her eyes were in his eyes endlessly, hand in hand. Smiles and understanding looks. Then the vows. That “I will” pronounced by Harry, even before Archbishop James Welby ended to declaim the formula and the fingers of both of them trembling during the wedding rings’ exchange. I’m so touched!

Thanks to this two promised souls we are all come back to our adolescence: didn’t you all have dreamed of a prince and a marriage like this? I, shamelessly, admit yes! And seeing that my hopes are now useless, let me at least support the Duke and the Duchess of Sussex! This event demonstrated me that fairy tales are not only fantasy, I see in them the tangible proof that those tales reveal themselves in real life. They showed me that love, the true one, overwhelm you and tear down every hindrance, prejudice, and social class. I’m even more in love with the Royal Family and the romantic tales. They gave me hope. Hope that in the world will win the good one day and we will not care so much about reputation and systems anymore. Her Royal Highness Duchess Markle started a revolution, in an implicit but strong way, breaking the stiff royal etiquette and giving us the confidence that everything is possible! How can’t you forgive the fact, that during the announcement of the engagement, she was not wearing the tights? After all, if the Queen did that, we can do it as well!

Cheers for the bride and groom!

If you missed the rite or you want to see it again I leave the full video at the end of the page!

Grab a tissue and enjoy!

La curiosità spesso è causa di guai!

Diceva Albert Einstein: “Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso.” ed è quello che ho pensato quando ho deciso di scrivere questo articolo.
Mi diverte raccontare di me, non sento il peso della confessione ed è per questo che sicuramente, chi mi conosce, non troverà misteriosi i fatti che sto per rivelare.

Si parte. Veloci. La velocità è una cosa che mi affascina, mi fa salire l’adrenalina. Sarà che sono cresciuta a pane e Ferrari: mio padre mi leggeva i libri di motori, dei suoi eroi Villeneuve, Mansel, Senna e il sempre eterno Enzo. Spesso quando guido e davanti a me trovo un rettilineo mi catapulto in una macchina veloce, casco e tuta rosa di Hello Kitty, sfreccio scattante e l’euforia mi pervade. A proposito dell’attrezzatura citata: bisogna pur distinguersi. In un mondo di salopette tappezzate di sponsor e colori scuri, i glitter e il fiocco della tenera micetta faranno faville. Le stesse che si sprigioneranno dal mio motore.

Visto che sto sull’onda del fantasticare, che è la cosa che mi riesce meglio, ecco un’altra confidenza: mi addormento inventando quelle che chiamo le storie della buonanotte. Non hanno un soggetto particolare e neanche lo stesso filo conduttore: l’importante è arzigogolare racconti improbabili con protagonisti misti; eroine, supereroi, hobbit, elfi, attori o cantanti alle prese con avventure più o meno fantastiche, almeno fino a che Morfeo non mi accoglie tra le sue braccia.

E dove la trovi tutta questa ispirazione? Leggo. Ma non solo. Ho una vera e propria ossessione per i libri antichi, le illustrazioni, le foto in bianco e nero. Compro cartoline in quantità industriale qualunque posto visiti. I mercatini che espongono tutti quei volumi ingialliti che emanano quel forte odore di muffa sono una vera droga per me: bastano pochi euro per scovare una perla piena di mistero. Chi lo avrà letto prima di me? Uomo o donna? Quanti anni aveva e dove viveva? Che emozioni avrà provato tra quelle pagine? Lo trovo così incredibilmente poetico e appassionante. Altro luogo interessante dove trovare antichità sono indubbiamente le case dei nonni o delle vecchie zie. L’immane fatica di svuotarne una è ripagata da diversi motivi: non mi interessano solo i vari testi che stano tra i polverosi scaffali ma anche il fatto che, ogni singola volta, mi rendo conto di quanto ancora dovevo scoprire di quella persona e di quanto poco sapevo del suo spirito. È proprio vero che non basta una vita per conoscersi, per fortuna ne abbiamo avute e ne avremo infinite a disposizione.

E tutto ciò mi porta a scrivere di un’altra cosa che adoro: datemi un plaid, una tisana calda, un film romantico e vi solleverò fiumi di lacrime, per scomodare una citazione del buon Archimede. Pellicole con storie d’amore più o meno struggenti sono quelle che apprezzo di più, il mio film prediletto è il sempre verde Notting Hill: protagonisti Julia Roberts nei panni della star di Hollywood, Anna Scott e Hugh Grant un ragazzo comune proprietario di un negozio di libri di viaggio, William Thacker. I due si conoscono fortuitamente e si innamorano. Il resto è storia. Una delle mie preferite. Un opera cinematografica che ha quasi venti anni; lo ammetto, mi definisco vintage.

A validare questa affermazione è il fatto che, nonostante i vari social networks e whatsApp, io ho ancora delle amiche di penna. Non è una meravigliosa emozione ricevere una lettera tutta per se? Dischiudere la cassetta della posta con la curiosità e la gioia che salgono per poi trovare il tuo nome su una corrispondenza. Aprire la busta e iniziare a leggere di un’altra vita che si svolge magari in un altro continente, ricevere un pezzo di quel posto e dell’anima di quella persona! Tutto questo mi commuove. Preparare una replica e metterci dentro uno spaccato di quello che sei, usando tutta la fantasia e…le penne colorate, gli adesivi, i fogli, i ritagli che hai.

Ci risiamo. Un’altra cosa a cui non resisto sono i vari articoli di cancelleria colorati e nella maggior parte dei casi, inutili. Mi rendo conto di avere alcune penne piuttosto che gomme, per non parlare degli adesivi che non ho mai usato. Sono li, nell’organizzatore, per farsi guardare. Per far godere i miei occhi e i miei sensi. So che non li adopererò mai eppure mi piace così. Volete vedermi allegra? Riempitemi di suppellettili di cartoleria e un sorriso mi accompagnerà per molto tempo.

In quanto conclamata scriba tengo diversi diari cartacei dei viaggi che faccio o degli eventi importanti della mia vita (ve l’ho detto che sono vintage!). Viaggiare è un attività fondamentale del mio essere: che sia a dieci chilometri da casa o a dieci ore di aereo la trasferta è sacra, ancor di più se con uno zaino in spalla e da sola. Almeno una volta nella vita si deve andare in solitaria, io l’ho fatto a 18 anni appena compiuti, una valigia e un amica di penna che mi aspettava al di là dell’oceano. Ho passato dei momenti incredibili che hanno arricchito profondamente il mio essere, sono tornata plasmata da quel bagaglio di esperienze che hanno contribuito a farmi diventare ciò che sono. Sicuramente non tutti sapevano che mi piace errare e prettamente senza accompagnatori, presto ne avrò di nuovo l’occasione…

Per concludere, visto che siamo in tema, durante le mie visite fuori porta c’è una cosa che è imprescindibile: razziare ogni tipologia di sapone, bagnoschiuma, creme e cuffie monouso per la doccia. Una vera e propria mania. Mi considero una cleptomane degli alberghi. C’è un cassetto del mobile in bagno pieno di prodotti per la cura e la pulizia della persona che, udite, udite, non ho mai usato. Ma è più forte di me devo prendere tutto ciò che si trova sulla lastra di marmo, vicino il lavandino.

Credo che ora mi conoscete un po’ meglio, ma sicuramente non riuscite a spiegarvi ancora perché dovrei tenere in un cassetto dei preparati cosmetici o del materiale da scrittura se poi non ne usufruisco. Non crucciatevi. Non me lo spiego neanche io!

 

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Curiosity often leads to trouble!

Albert Einstein said “I have no special talent. I am only passionately curious.” and that’s what I thought when I decided to write this piece. I really enjoy to talk about me, I don’t feel like doing a confession and that’s because, who knows me, will not find mysterious the facts I’m going to reveal.

Let’s start. Fast. Speed really fascinate me, makes my adrenaline going. Maybe because I’ve grown up with bread and Ferrari: my father used to read me books about engines, of his heroes Villeneuve, Mansel, Senna and the immortal Enzo. Often while I’m driving and in front of me I find a straight line I throw myself in a fast car, helmet and an Hello Kitty’s pink overalls, I fly quickly and the euphoria pervade me. Talking of the equipment: you have to distinguish yourself. In a world of overalls covered with sponsors and dark colours, the glitters and the bow of the lovely kitty will sparkle. The same sparks that my engine will spread.

As I am in the daydreaming wave, and I’m pretty good doing it, here’s another confidence: I fell asleep inventing those that I call the good night stories. They don’t have a particular subject neither a central theme: the focus is to create uncertain stories with mixed characters; heroines, superheroes, hobbit, elves, actors or singers dealing with fantastic adventures, at least until Morpheus doesn’t take me in his arms.

And where are you finding all this inspiration? I read. But not only. I have a real obsession for old books, illustrations, black and white photographs. Wherever I go I buy a huge amount of postcards. The street markets displaying all those discoloured volumes that smell strong of mould are a real drug for me: few euros are enough to discover a pearl full of mystery. Who read it before me? Man or woman? How old was he and where does she come from? What kind of feelings he felt reading those pages? I find it so poetic and passionate. Another interesting place to find antiquity are the grandparents and old aunties’ houses without a doubt. The huge effort to empty one of them is paid back by some reasons: not only the texts I can find on the dusty shelves but also the fact that, every single time, I realize how much I still had to discover about this human being and how little I knew about its spirit. It’s true that a lifetime it’s not enough to get to know each other, we are so lucky that we had and we will have endless available.

And all of this make me write about another thing that I adore: give me a blanket, an hot infusion, a romantic movie and I will move rivers of tears, to bring up a quote of the good Archimedes. Films with love stories pretty much moving are the ones I appreciate the most, my all times favourite is the evergreen Notting Hill: main characters Julia Roberts in the role of the Hollywood star, Anna Scott and Hugh Grant as a common boy owner of a travel books shop, William Thacker. They meet each other by chance and fall in love. The rest is story. One of my favourites. A movie of almost twenty years ago; I have to admit that I can define myself vintage.

To prove this statement is the fact that, despite all the social networks and whatsApp, I still have pen pals. Is not a wonderful thrill to receive a letter only for you? Open the mail box with the curiosity and the joy that grow to find your name on a correspondence. Open the envelope and start reading about another life that happens maybe in another continent, receive a piece of that place and of the soul of the other person! That is so moving. Prepare a reply and put inside it a slice of your life, using all your fantasy and…coloured pens, stickers, sheets, clippings you have.

Here we go again. Another thing I can’t resist are all kind of cute and most of the times useless stationery. I realize to have a lot of pens, stickers and erasers that I never used. They are there, in the drawer, to be seen. To please my eyes and my senses. I know I’ll never use them but it’s the way I love it. Wanna see me happy? Give me all the stationery and I’ll bring a smile with me for a long time.

As I am a full blown scribe I have several paper journals about  my trips and special events in my life (I told you I’m vintage!). Travelling is an essential activity for me: ten kilometres from home or ten hours flight doesn’t matter, the trip is sacred even more backpacked and alone. At least once in your life you have to go solo, that’s what I’ve done when I had just turned 18, a bag and a pen pal waiting for me on the other side of the ocean. I spent incredible moments that deeply enriched my being, I come shaped by that experience baggage and it helped me to become who I am. Definitely not all of you knew I am a traveller and love doing it essentially alone, I’ll soon have the opportunity again…

To end up, as we are on the subject, during my tours there’s something inescapable: raid any kind of soap, shower gel, cream, shower cap. A real mania. I’m a kleptomaniac of the hotels. I have a drawer in the bathroom full of cleaning products, that hark, hark, I never used. But I can’t help myself I have to take everything that is on the marble slab, next to the washbasin.

I think now you know me a little bit better, but I’m sure you still can’t explain yourself why I have a lot of  cleaning products and stationery if I don’t use them. Don’t worry. I’m still asking myself why!

 

It isn’t BIG to make others feel SMALL

“Mai dimenticare chi sei, perché di certo il mondo non lo dimenticherà. Trasforma chi sei nella tua forza, così non potrà mai essere la tua debolezza. Fanne un’armatura, e non potrà mai essere usata contro di te.” Tyrion Lannister

Forse le sale di attesa mi ispirano. Non lo so. Sto aspettando. E che cosa faccio? Scrivo. Ultimamente sento un gran parlare di bullismo, di come gli altri si divertano a farti sentire una nullità.

Stamattina poi ho ricevuto una foto. Il maxischermo del concerto di Ed Sheeran, durante una delle date australiane recitava una frase del cantante: “It isn’t BIG to make others feel SMALL” (non è grande far sentire gli altri piccoli). Diciamo che lui ne sa qualcosa: capelli rossi, balbuziente con dei grandi occhiali di plastica. Uno “strano”. E’ scappato da scuola perché portato all’esasperazione da i soliti ragazzi popular, per usare un termine statunitense.

Ma poi cosa vuol dire essere “strano”? Sinceramente non lo so. Forse perché io mi sono sempre sentita tale: sono sempre stata un maschiaccio che si circondava di tipi pittoreschi che amavano la musica, i fumetti, le stranezze di 20 anni fa. Ora si usa il termine nerd per indicare una persona che non segue le mode, che si estranea un po’, che vive i mondi paralleli del fantasy, dei fumetti, delle serie tv. Io mi ci riconosco fino in fondo. Ed è proprio bello.

Immagino però che per un adolescente medio, che si ritrova branchi di fanciulli con l’abbonamento a centri estetici e palestre, essere etichettato come tale non sia facile. Soprattutto perché l’uomo è un animale sociale e ha un disperato bisogno di rapporti interpersonali; se tutti pensano che tu sia sfigato perché non fumi o non bevi, passi il tempo a studiare o a leggere e non frequenti le discoteche all’ultimo grido, allora nessuno vuol farti entrare nel gruppo. Rovineresti l’immagine e l’omogeneità.

Ti ritrovi solo. Solo e offeso. Si perché questi buontemponi non si limitano a isolare a loro piace umiliare. La cronaca ormai quotidiana ci riporta vessazioni psico fisiche che sono all’ordine del giorno:  immaginate di vivere nella paura di essere picchiati, derisi, derubati, vituperati. Che ogni giorno, magari a scuola, il posto dove ci si dovrebbe sentire sicuri, accolti e protetti, qualcuno metta a nudo i vostri difetti, le vostre debolezze. Senza pietà. Davanti a tutti.

Un incubo. Non temporaneo ma quotidiano. Essere portati allo stremo implica scelte estreme. Molti non ce la fanno: sopraffatti da l’ansia e dal terrore cadono nel vortice della solitudine e arrivano anche a pensare di togliersi la vita: sempre che non lo facciano i loro aguzzini prima. Mi metto nei panni dei genitori: sentirsi inermi davanti lo struggimento di un figlio, non poter adempiere alle richieste di aiuto. Molte volte anche le autorità si trovano impreparate: gli stessi governi si sono visti costretti a intervenire. Più che un fenomeno, io la chiamerei una piaga sociale.

Per tanti ragazzi che cedono ce ne sono altrettanti che vincono. Esprimere e non reprimere. Aprirsi e parlarne non è una vergogna, ma non è neanche facile. Sconfiggere il terrore e le minacce diventa necessario ma è sfiancante perché significa accettare se stessi: abbracciare le proprie stranezze, le diversità che ci rendono meravigliosamente unici. Poi basta guardarsi intorno per capire che ognuno di noi è differente dall’altro, persino il bulletto che tanto ci tormenta è così uguale e distante da noi.

Io ci credo nel rispetto. Ci credo che si può andare oltre quello che ci appare. Ai miei figli dico sempre: ognuno è bello a modo suo. Considerare gli altri per quello che sono veramente, anche ridere delle imperfezioni, perché una volta rotto il guscio allora puoi scoprire la meraviglia di un anima straordinaria. Vi lascio il discorso di Ed Sheeran riguardo la sua esperienza, l’ho trovato incredibilmente dolce, sincero e illuminante. Enjoy!

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It isn’t BIG to make others feel SMALL

“Never forget what you are, for surely the world will not. Make it your strenght. Then it can never be your weakness. Armor yourself in it, and it will never be used to hurt you.” Tyrion Lannister

Maybe the waiting rooms inspire me. I don’t know. I’m waiting. And what am I doing? I write. Lately I hear a lot talking about bullying, the way the others enjoy themselves making you feel nothing.

This morning I received a photo. The big screen of Ed Sheeran’s gig, during one of his Australian dates, recited one of his quotes: “It isn’t BIG to make others feel SMALL”. We can say he knows about it: ginger hair, stammerer with big plastic glasses. A “weird” one. He ran away from school because of the usual popular guys, to use an American term, that irritated him.

But what does it means being “weird”? Honestly I don’t know. Probably because I always felt like this: I’ve always been a tomboy surrounded by those quirky guys that loved music, comics, oddity of 20 years ago. Today we use the word nerd to specify someone who doesn’t follow the last trends, that grows apart a little bit, that lives the parallels worlds of fantasy, comics and tv series. I recognise myself in it all the way. And it feels so good.

Yet I imagine that for a standard teen, that have to compare himself with a gang of dudes with a gym and a beauty salon subscription, being tagged like this it’s not easy. Above all because the human being is a social animal and is desperately in need for interpersonal relationships; if everybody thinks that you are a loser because you don’t smoke or drink, spending your time studying or reading and you don’t hang out at the best discos, then no one wants you in the pack. You’ll ruin the image and the homogeneity.

You find yourself alone. Alone and offended. Yes because this fun loving persons don’t limit themselves to isolate, they enjoy to humiliate. The daily reports tells us about psycho physical oppressions: imagine yourself living in the fear of being beaten, mocked, stolen, offended. That every single day, perhaps at school, the place you should feel safe, welcomed and protected, someone lay bare your flaws, your weaknesses. Without pity. In front of everybody.

A nightmare. Not a temporary but a usual one. Being exhausted means desperate choices. Many of them don’t make it: overwhelmed by anxiety and terror they fall in the loneliness’ vortex and even think about commit suicide: assuming that their persecutors do not manage first. I put myself in their parent’s shoes: feel powerless in front of your son’s struggle, can’t help when he asks. Sometimes even the authorities are unprepared: the same governments have been compelled to operate. It’s not a social phenomenon but a plague.

For those that give up there’s likewise those who win. Express not repress. Open up and talk about it is not a shame, but it’s not easy. Defeat the terror and the threats is necessary but is exhausting because it means to accept yourself fully: embrace our oddness, the differences that make us incredibly unique. You just need to look around to understand that we are different from each other, even the bully that annoy us so much is so similar and so distant from us.

I believe in respect. I believe that we can go over what it looks. I always say to my children: everyone is beautiful in its own way. Consider the others for what they really are, even laughing at their flaws, because once the shell is broken then you can discover the astonishment of an extraordinary soul. I leave Ed Sheeran’s speech about his experience, I found it incredibly sweet, honest and enlightening. Enjoy!

 

Chase those dreams

Sono stata costretta in casa dall’influenza, la febbre: croce e delizia. Delizia perché tutta la pigrizia insita nel mio essere si manifesta all’ennesima potenza e croce perché mi costringe a casa. E allora penso. E ho pensato molto alla frase che si dice ai bambini: cosa vorresti fare da grande?

Cavolo. Io ancora non lo so. E nonostante mi butti a capofitto in ogni cosa che inizio, non mollando davanti a nessun ostacolo e credendoci fino in fondo, ecco, io non realizzo mai niente. Che poi in effetti, a pensarci bene, ho sempre creduto che tutti nasciamo dotati di virtù uniche e incomparabili con quelle altrui: queste ci rendono speciali e inconfondibili. D’accordo. Ma la mia qual è? Qual è la strada verso il successo?

La mia vittoria personale, ma credo quella di tutti, sia fare il lavoro che ci piace e che certo ci riesce anche bene. Io amo visceralmente scrivere, in ogni forma: che sia un notebook o un foglio di carta, la lista della spesa o una frase di una canzone, un appuntamento su l’agenda o  una poesia di Keats, non posso farne a meno. E già che sono su questa lunghezza d’onda, nuovamente ragiono.

All’inizio di ogni anno si redige diligentemente una lista di buoni propositi e obiettivi da raggiungere. Figuratevi se una scriba come me si sia esentata dal farlo;  sistematicamente però, quando i 365 giorni preposti alla realizzazione dei termini e delle azioni si esauriscono, rileggo quel prospetto e ne faccio una pallina con la quale mi diverto a far canestro nel cestino. In tutti questi anni tuttavia c’è stata una frase, un termine, un lemma, un espressione che è stata una costante del fatidico elenco: romanzo.

Stendere il mio primo romanzo.

Stendere il mio primo romanzo. Che potenza. Ho un tuffo al cuore. Per anni ho accumulato ogni tipo di piccoli fogli: post-it, A4, tovaglioli e fazzoletti, carta accoppiata, giornali e quotidiani dove fissavo ciò che la mia mente partoriva. Storie di donne potenti, con poteri strabilianti che conquistano il mondo con spade e animali fantastici. E poi trovano l’amore, nel modo più pulito e inaspettato. Mondi paralleli ai nostri con immense distese verdi e mari tempestosi. Tutto racchiuso in una cartellina verde. Come la speranza.

A me però, non manca quella, manca il coraggio. Il coraggio di crederci, il coraggio di digitare le prime lettere di una parola. Il coraggio di portare a termine un sogno. Perché quando realizzi che è arrivato il momento ed è veramente tutto quello di cui hai bisogno e vuoi fare quel salto grande, verso l’ignoto, che ti da nuova forza e vitalità,  allora hai paura. Tanta paura. E un turbinio di emozioni si affacciano a spegnere il tuo sorriso luminoso. Proprio in quel momento bisogna considerare, veramente, cosa vorremmo fare da grandi. E agire. La vita è azione.

Allora forse ho capito che voglio fare, io, quando sarò cresciuta. Scrivere il mio romanzo.

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Chase those dreams

I spent some times housebound because of the flu, fever: a mixed blessing. I love it because all my inner laziness comes out to its best and I hate it because I can’t go out. And then I think. And I thought a lot about the phrase we always say to children: what do you want to do when you grown up?

Damn! I don’t know yet. And even thought I throw myself headlong in everything I start, I never give up in front of any kind of problem and I believe in it to the fullest, well, I never fulfil nothing. Indeed I always believed that we all born with unique and incomparable traits: those made us special and unmistakable. All right. But what’s mine? What’s the path to the success?

My personal victory, but I think everyone’s victory, it’s to do the job you like and of course the one we’re very good at. I innately love writing, in every form: with a notebook or a sheet of paper, the shopping list or a song’s phrase, a date on my journal or a Keats’ poetry, I can’t help myself. And as I’m in this wavelength, I think again.

At the beginning of every new year we diligently write down a list with all our good purposes and goals. Imagine if a scribe like me excuse herself from doing it; but regularly, when the 365 days that you have to realize your aims exhaust, I read again what I’ve written and I made a little ball with that piece of paper that I use to enjoy myself while I try to score in the garbage. However during all this years there’s been a phrase, a term, a headword, an expression that has been a permanent feature in the fateful list: novel.

Draw my novel up.

Draw my novel up. How powerful! I have a skipped heartbeat. For a long time I collected every kind of little papers: post-it, A4, napkins and tissues, pizza’s paper, newspapers and daily newspapers where I fixed all the things my mind was creating. Tales of powerful women, with extraordinary faculties that conquer the world with swords and fantastic beasts. And then they found love in the most clean and unexpected way. Parallels worlds with limitless green spaces and stormy seas. All kept in a green folder. Like hope.

But there’s not hope I need, I need courage. The courage to believe, the courage to type the first letters of a word. The courage to pursue a dream. Because when you realize that it’s time and it’s really what you need and you want to do the great leap, to the unknown, that gives you new strength and vitality, in that moment you are afraid. A lot of fear. And a lot of feelings appear just to weaken your bright smile. It’s exactly in that moment that you have to really consider what we want to do when we grow up. And act. Life is action.

Well maybe I understood what I want to do when I’ll be older. Write my novel.

 

Castle on the hill

Sorpresa! Una notte in un castello. Vero. Con le torri, le cucine, la sala grande, le prigioni e l’immancabile fantasma! Che eccitazione! Mi sono sentita un po’ come Daenerys Targaryen all’arrivo a Dragonstone.

Il Castello Orsini di Nerola è una vera delizia: situato a circa un oretta e mezzo da Roma, l’aspetto esterno è romanico-medievale. Un muro di cinta con merlatura si erge da un fossato, ho parcheggiato la macchina proprio lì! Il castello consta di quattro torri angolari di cui una circolare ed una quadrangolare entrambe con merlature. Si prende l’ascensore e si entra subito ne l’atmosfera: salendo si incontrano diverse armature, si scende, ancora una ne l’angolo e poi la sala grande. Davanti mi trovo subito una bandiera che ricorda la House Lannister…ma non vedo nè Ser JaimeQueen Cersei. Mi incanto a pensare: quante persone sono passate di lì? Quali notizie portavano? Camminando, correndo, arrancando; chi lo sa? Mi emoziono.

Adoro il medioevo, la storia, la semplicità e la complessità di quella vita: le superstizioni, i racconti, la cultura. Per arrivare alla nostra camera, situata nella zona delle cucine e del forno, si va giù per una lunga scalinata e si finisce nel cortile; davanti a me tutto prende vita: carri col cibo, arrivo dei cavalli, donne seguite da cani con animali ancora sanguinanti in spalla. Si entra. Ma davvero dormo qui? E solo stanotte? Cambio residenza, ecco la soluzione! Sì perché questi manieri erano vere e proprie città, alcuni addirittura con il proprio statuto! Che grandezza!

Usciamo e attraversando l’antiporta mi immergo nella salita d’ingresso, quella vera: quanti destrieri avranno calpestato quelle pietre? Truppe d’assalto, frecce lanciate dagli arcieri appostati sul camminamento di ronda, orde di uomini in corazza, cavalieri di fatto, messaggeri affannati con rotoli preziosi tra le mani. E qui, davanti le maestose torri mi chiedo: “Where are my dragons? (Dove sono i miei draghi?)”. Ho atteso Drogon e compagnia ma si sa, a dragon is not a slave (il drago non è uno schiavo), chissà dove stavano amenando.

Prima di consumare un ottima cena nella cucina della fortezza, con tanto di strutture originali, il fantastico maître ci fa visitare le famose prigioni. Luci soffuse e cera ovunque. I locali dove le guardie dormivano e mangiavano e quelli dove gli sfortunati prigionieri venivano torturati: lunghe catene e ganci al soffitto, una grata aperta con una lunga rampa; quando i malcapitati morivano raggiungevano il fossato direttamente da lì. Racconti dell’inquisizione papale, sostenuta dagli Orsini, con ben quindici streghe bruciate proprio in quell’aia su cui tanto fantasticavo prima. Torno un attimo al presente, dal 476 d.c. non è cambiato molto: il femminicidio gratuito è ancora molto in voga.

La perla però arriva improvvisa e a cuor leggero: il fantasma di Marcello, forse un bambino, abita in questo luogo ed è stato visto e sentito. Ridendo, ci viene narrato di uno chef che è scappato dopo una notte passata a fare tira e molla con le coperte; burlone il piccoletto! Che sia stato lui a mettere il caricabatteria del cellulare nella tasca del cappotto quando lo avevamo lasciato attaccato alla presa di corrente? Che voglia stare al passo coi tempi anche lui?

La mattina mi sveglio e mi sento un po’ malinconica: devo tornare a casa e non è ancora tornato Jon Snow dalla spedizione beyond the Wall. Guardo fuori la feritoia che mi offre un panorama mozzafiato: volo di nuovo con la fantasia e penso che sì, io sono proprio vissuta in questo periodo storico, ne sono convinta, ancor di più dopo questa esperienza! Mentre scrivo sto ascoltando la soundtrack di Game of Thrones. Sono tornata a Winterfell o da Winterfell? Il vessillo Stark c’è, è il castello che manca

Vanessa

Per info e prenotazioni: www.castellorsini.it

castle

Castle on the hill

Surprise! A night out in a castle. A real one! With the towers, the kitchens, the great hall, the dungeons and the inevitable ghost! How exciting! I felt a little bit like Daenerys Targaryen arriving at Dragonstone.

Orsini’s Castle in Nerola is a real pleasure: it’s an hour and a half far from Rome more or less, the external look is romanesque-medieval. A wall with a battlements raises from the moat, I parked the car right there! The castle has four corner towers one of which round and one quadrangular both with a battlements. Taking the elevator you start getting in the mood: raising you meet several armours, you get out, one more in the corner and the great hall. In front of me I immediately find a banner that reminds me of House Lannister…but I can’t see not Ser Jaime nor Queen Cersei. I daydream thinking: how many people passed through there? Which kind of news they brought? Walking, running, limping; who knows? I’m moved.

I adore the middle ages, the story, the simplicity and the complexity of that life: the superstitions, the tales, the culture. To reach our room, located in the kitchens and bakery’s zone, we go down for a long staircase and we end up in the courtyard; in front of me all comes to life: carts with food, horses coming, women followed by dogs with animals still bleeding on their shoulder. We get in. Am I sleeping here for real? And is one night only? Change my residence, here’s the solution! Yes because those manor houses were authentic cities, some of them even with their own statute! How great!

We go out and we pass under the entrance hall, the real one: how many mounts had stepped on those rocks? Assault troops, archers shooting arrows from the ramparts, horde of men in cuirass, knights by right, laboured messengers with precious rolls on their hands. And here, before the majestic towers I ask myself: “Where are my dragons?”. I waited for Drogon and company but it is known, a dragon is not a slave, I wonder where they were.

Before consuming an excellent meal in the kitchens of the fort, with the original structures, the incredible maître opened for us the famous dungeons. Soft lights and wax everywhere. The places where the guards slept and ate and those where the unfortunates prisoners were tortured: long chains and hooks on the ceiling, an open grill with a ramp; when the victims died they reached the moat directly from there. Tales of the pope inquisition, supported by the Orsini, with fifteen witches burned exactly in the farmyard where I was daydreaming before. Back to the present, from 476 a.c.  is not changed much: free feminicide is still famous.

But the gem comes unexpected and lightly: the ghost of Marcello, maybe a child, lives in this place and he has been seen and heard. Laughing, is been told us about a chef that ran away after spending the night doing back and forth with his blankets; a real joker this little one! Maybe it was him to put the phone charger in the pocket of the coat when we left it connected to the socket? Maybe he wants to keep up with the times?

In the morning I wake up a little melancholy: I have to go home and Jon Snow is not came back from the mission beyond the Wall yet. I look outside the embrasure that offers me a breath-taking view: I fly again with my fantasy and I think that yes, I truly lived in this historical period, I’m sure, more than ever after this experience! While I’m writing, I listen to the Game of Thrones’ soundtrack. I came back at Winterfell or from Winterfell? The Stark banner is here, is the castle that is missed.

Vanessa

For more infos and booking: www.castellorsini.it

 

London calls me a stranger

Chi mi conosce bene sa che sono un appassionata fautrice della Monarchia Britannica. Queen Elizabeth II  per me è semplicemente Granma Elizabeth (Nonna Elisabetta). Provo un viscerale amore per la Regina e tutta la Royal Family.

Ore 12.00. Mi siedo dal parrucchiere. Davanti a me un giornale tipico da salone di bellezza. Chi ti vedo in copertina?

Prince Harry e Meghan Markle.

Quale celestiale visione, quale sfarzo pazzesco. Lei al dito un gioiello di dimensioni epiche, carezza la barba fulva di lui. Tutto così incredibilmente aureo. E allora davanti a questa dimostrazione di perfezione British mi chiedo: Ma Prince Harry, di tanto in tanto, mollerà qualche loffa? E Meghan si depilerà le gambe? E avrà sempre reggiseno e mutanda coordinate?

Per me, che ho sempre sognato di sposare un principe e diventare una principessa, il fatto che anche i reali fanno la cacca mi conforta molto. Mi sento così di vivere una fiaba: sono sicura che anche Harry tornerà a casa dal lavoro, la sera che c’è la partita della sua squadra del cuore, si ingozzerà senza respiro di pizza e si lascerà andare al rutto libero! Che gioia!

E io, come Meghan, mi metterò sul divano al pc lasciando spuntare dal mio pigiama di flanella a scacchi, una peluria che mi rende donna, anzi principessa! Che meraviglia! E così il principe chiederà alla sua bella di vedere un film insieme, per poi lasciarla parlare da sola, 10 minuti dopo l’inizio della visione. Lei lo colpirà imprecando, sul fianco, per farlo andare a letto per poi trovarlo russante, bava alla bocca, con i calzini ancora indosso e godere dei pensieri omicida che solo un uomo dal quale esce quell’inconfondibile suono dalla bocca può darti. Sono commossa. E felice.

Posso dire di aver conosciuto un principe, 16 anni fa. Come Harry emette loffe, rutta, va a letto con i calzini e russa; per me in quanto principessa come Miss Markle, che odia a morte l’uomo che la sveglia nel cuore della notte con rumori sinistri o la fa conversare a vuoto durante un film, questo è un sogno! Ho trovato il famoso principe azzurro!

Ditemi che anche voi vi sentite rincuorate e sicure di aver scelto proprio un partner di sangue blu! E che vi sentite di far parte della famiglia reale! Ci vediamo a maggio, in quel di Londra, saremo gli ospiti d’onore!

God bless the Queen

Vanessa

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London calls me a stranger

If you know me well you can say I’m an excited supporter of British Monarchy. Queen Elizabeth II for me is simply Granma Elizabeth. I feel an innate love for Her and the whole Royal Family.

12 a.m. I sit by the hairdresser. In front of me a typical hair salon magazine. Who is in the cover?

Prince Harry and Meghan Markle

A heavenly vision, an insane splendour. She has on her finger an epic dimensions jewel, caressing his ginger beard. All so incredibly golden. And then in front of this demonstration of British perfection I’m like: but Prince Harry, from time to time, will make some wind? E Meghan will shave her legs? And she will always have matching underwear?

For me, that have always dreamed about marrying a prince and becoming a princess, the fact that even the royals make poo comforts me a lot. I feel like I’m living a fairy tale: I’m sure that even Harry will come back from work, the night when his fave football team is playing, start eating pizza without breathing and allow himself free burping! What a joy!

And me, just like Meghan, will put myself on the sofa with a pc making appear from my checked flannel pyjama, furry legs that make me a woman, actually a princess! Wonderful! And so the prince will ask his beauty to watch a movie together, and then leaving her talking with herself, 10 minutes after starting the viewing. She will hit him swearing, on his side, to make him go to bed to find out he’s snoring, foaming at the mouth, with his socks still wore and enjoy the killing thoughts only a man doing that unique sound from his mouth can give you. I’m touched. And happy.

I can say I met a prince, 16 years ago. Like Harry he farts, burps, go to bed wearing his socks and snores; for me as a princess like Miss Markle, who hates to death the man that wakes her up in the middle of the night with sinister noises or makes her talk for nothing during a movie, this is a dream! I found the famous prince charming!

Tell me you feel comforted and certain you have chosen a blue-blooded partner too! And that you feel like being a member of the royal family! See you May 2018, in London, we’ll be the special guests!

God bless the Queen

Vanessa

Un post al giorno…

“A new day is on the horizon”

Iniziare il mio blog ispirata dalle parole del discorso di Oprah Winfrey alla cerimonia dei Golden Globes è veramente una benedizione.
Potente, potentissimo.
E mi sono sentita così orgogliosa di essere donna e ho pensato Time’s up. Basta stare zitte. Quale occasione migliore per iniziare a parlare. Certo non parlerò di abusi (o forse sì) ma che parlerò, e pure tanto, quello è sicuro.
Ho chiamato questa creatura the pot, il pentolone. Si sa, nel pentolone si trova un pochino di tutto: così come nella mia vita. Sono piena di idee, di energia, di passioni e tutte rigorosamente viscerali, che porto nel quotidiano.
Scoprirete la vita (stra) ordinaria di una mamma di due che adora essere creativa. Nerd per scelta, curiosa per natura. Drogata di caffè e libri ma anche di serie tv. Mi piace mettermi in gioco e quale modo migliore se non quello di scrivere un blog pubblico? Preparatevi a leggere di musica, serie tv, film, maternità, abbigliamento, cucina, creatività, viaggi, attualità; tutto assolutamente  raccontato ridendo. Mi piace ridere e far ridere (ci provo), sforzatevi almeno per i pochi minuti che impiegherete a leggermi!
Ho lasciato a fondo pagina il video YouTube del discorso di Oprah. ENJOY!
A presto
Vanessa

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A post a day…

“A new day is on the horizon”

 

Starting my blog inspired by the words of Oprah Winfrey’s speech at the Golden Globes ceremony is a real blessing.
Powerful, so powerful.
And I felt so proud of being a woman and I thought Time’s up. Enough being in silence. What a chance to start talking. Well I will not talking about abuses (or maybe I will), but I’ll talk, and a lot, there’s for sure!
I called this creature the pot. You know in the pot there’s a little bit of everything: just like in my life. I’m full of ideas, energy, passions that are all severely viscerals, that I bring with me in my every day life.
You will discover the (extra) ordinary adventures of a mother of two that loves being creative. Nerd by choice, curious by nature. Addicted to coffee and books but TV series as well. I love getting involved and what a better way than writing in a public blog? Get ready to read about music, TV series, movies, motherhood, outfits, food, creativity, travels, latest news; everything told laughing! I love laughing and make laugh (I try to), please try to during these minutes you’ll be spending reading me.
I left at the end of the page the YouTube video for Oprah’s speech. Enjoy!
See you soon
Vanessa